Il 29 aprile, a piazza del Popolo a Roma, si è tenuta la commemorazione delle vittime della tragedia di Odessa, che ha avuto luogo il 2 maggio 2014. Sono venuti dallo spazio post-sovietico i nostri connazionali e coloro che non sono rimasti indifferenti a quello che sta succedendo in Ucraina.

Il 2 maggio di quattro anni fa, veniva dato fuoco alla Casa dei sindacati di Odessa da parte dei nazionalisti ucraini del cosiddetto «Euro-Maidan», uccidendo brutalmente e bruciando 48 persone. In relazione a questi eventi, un’indagine è stata avviata, ma stanno cercando di far ricadere la responsabilità per le uccisioni in Ucraina  non sui colpevoli, ma sulle vittime stesse.

Un prigioniero del 2 maggio è un cittadino russo, Evgeny Mefyodov: da quattro anni si trova nel carcere di Odessa. È uno di quelli che sono stati accusati del massacro di Odessa. E. Mefyodov si è trasferito insieme alla sua ragazza a Odessa nel 2013. Ha lavorato come tassista. E nel 2014, quando ha visto quello che stava succedendo nella zona greca, è andato al campo Kulikovo, il cosiddetto Anti-Maidan, dove si erano riuniti i sostenitori della federalizzazione. Realizzando ciò che stava accadendo, ha difeso le donne e gli anziani. Si trovò nella Casa dei sindacati. Con insufficienza polmonare e gravi ustioni, cadde nelle grinfie dell’inchiesta.

I tribunali locali, per mancanza di ogni prova di colpevolezza di Mefyodov, lo hanno diverse volte rilasciato dalla custodia. A settembre 2017 è stato assolto nel «caso del 2 maggio». Tuttavia, è ancora dietro le sbarre.

Nella prima metà di dicembre, nell’ambito degli accordi di Minsk, E. Меfyodov si stava preparando per l’imminente scambio di prigionieri di Donetsk e Lugansk. Il 14 dicembre 2017 la Corte distrettuale marittima di Odessa ha prontamente cambiato la misura di prevenzione con la detenzione agli arresti domiciliari e l’imputato è stato inviato in un punto di raccolta dei prigionieri, organizzato dal Servizio di sicurezza dell’Ucraina di Kharkov. Tuttavia, pochi giorni prima dello scambio, Mefyodov ed altri cittadini della Russia sono stati esclusi dall’elenco delle persone soggette allo scambio su iniziativa delle autorità ucraine. Il 28 dicembre il presidente dell’Ucraina Petro Poroshenko ha dichiarato apertamente che non hanno dato in particolare i russi. Dopo le dichiarazioni di Poroshenko è evidente che Mefyodov sarà trattenuto in custodia fino a quando  non sarà raggiunto un accordo di scambio con la Russia.

Il destino di E. Меfyodov non dipende dalla decisione del giudice, ma dagli accordi politici. Per l’azione di oggi a Roma, è stato organizzato l’hashtag #FreeMefyodov e la raccolta di firme sotto le lettere che verranno inviate al consolato di Ucraina, della Federazione Russa e al Parlamento Europeo, con la richiesta di liberare E. Меfyodov. Il 25 aprile a Roma, per celebrare il Giorno della Liberazione dell’Italia dal fascismo, anche gli italiani anti-fascisti lasciato la loro firma sotto queste lettere. Gli italiani richiedono la LIBERTÀ di E. Mefyodov!!!