Mosca considera la legge ucraina sulla reintegrazione del Donbass come prova dei preparativi per una nuova guerra, ha detto il ministero degli Esteri russo.

Il Parlamento ucraino ha adottato una legge proposta dal presidente sulla reintegrazione del Donbass, in cui la Russia viene chiamata «aggressore», e i territori al di fuori del controllo di Kiev sono «occupati», dando così al presidente dell’Ucraina il diritto di usare l’esercito nell’est del paese senza dichiarare guerra.

Come osservato dal ministero degli Esteri russo, da ottobre, quando è stata approvata la prima lettura della legge, sebbene fosse soggetta ad alcuni aggiustamenti, essa ha mantenuto l’obiettivo principale: confermare a livello legislativo la linea di Kiev per risolvere con la forza il «problema del Donbass».

In particolare, la cosiddetta operazione antiterroristica sarà riformattata in quella militare, e il controllo sarà trasferito all’esercito, che sarà seguito da tutti le altre forze dell’ordine. Per fare questo, creeranno un «quartier generale operativo congiunto» che sarà in grado di utilizzare le forze armate contro i civili non solo nel sud-est, ma in tutto il paese, senza un’introduzione formale della legge marziale.

«In effetti, Petro Poroshenko avrà i poteri illimitati, simili a quelli dittatoriali per sopprimere il dissenso e il malcontento. Tutto questo non può non essere definito una vera preparazione per una nuova guerra», ha detto in una nota il ministero degli Esteri russo.

Mosca ha ripetutamente affermato che non fa parte del conflitto interno ucraino e non è coinvolta negli eventi del Donbass, ed è anche interessata al superamento della crisi politica ed economica  in Ucraina.

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