Cosa hanno in comune Pavia, in Italia, con Gwadar, in Pakistan? Entrambe sono protagoniste del maestoso progetto di nuova Via della seta. Il primo treno partito dal polo di Mortara è giunto a destinazione in Cina, mentre Pechino continua a versare molti soldi nelle casse di Islamabad.

Partiamo dal viaggio in treno: dopo 19 giorni di viaggio lunedì pomeriggio il primo treno merci diretto Italia-Cina, partito dal Polo logistico di Mortara il 28 novembre, è arrivato alla sua destinazione a Chengdu, dopo aver attraversato Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Bielorussia, Russia e Kazakistan.

Il treno merci diretto Italia-Cina. Immagine gentilmente concessa dall’ufficio stampa del polo logistico di Mortara

Circa 200 persone nel Chengdu Railway Container Center hanno partecipato alla cerimonia dell’accoglienza: i rappresentanti del municipio, del distretto di Qinbai, dell’Amministrazione ferroviaria internazionale di Chengdu e del Consolato generale italiano di Chongqin, oltre a giornalisti da tutta la Cina. A dare il benvenuto c’erano tra gli altri Filippo Nicosia, console generale italiano di Chongqing, il direttore dell’Amministrazione ferroviaria internazionale di Chengdu, Mr. Zheng, e alcuni importatori.

Il treno trasportava prodotti made in Italy e tornerà in Italia con prodotti made in China. Si tratta di un percorso che si affianca a quelli che collegano la Cina con Madrid (inaugurato nel 2014) e quello che collega la Cina a Londra (inaugurato proprio quest’anno).

Rotte ferroviarie che disegnano percorsi voluti dalla dirigenza cinese per riversare in Europa il proprio surplus manifatturiero e che trovano Paesi ben contenti di partecipare al progetto cinese che caratterizzerà il prossimo anno: la nuova Via della seta – infatti – è stata inserita all’interno della carta costituzionale del partito comunista all’ultimo congresso – il diciannovesimo svoltosi a ottobre a Pechino – diventando dunque un punto fermo per le politiche economiche, commerciali e geostrategiche di Pechino.

Analogamente fa parte del disegno di Xi Jinping il Pakistan, snodo fondamentale per la nuova Via della seta.

Nonostante le problematiche che abbiamo già segnalato su eastwest.eu, rispetto ai progetti cinesi in Pakistan (e Nepal) a Gwadar Pechino ha costruito una scuola, inviato dottori e promesso aiuti per 500 milioni di dollari. In Pakistan la Cina sembra ripercorrere il proprio «metodo africano”soldi e investimenti sono destinati alla realizzazione di un aeroporto, un ospedale, un’università e una rete idrica, di cui la cittadina ha urgente bisogno.

Altri 230 milioni di dollari, sul totale promesso dalla Cina, saranno invece destinati alla realizzazione di una aeroporto internazionale: si tratta di uno degli stanziamenti più vasti mai approvati dalla Cina per una singola opera infrastrutturali all’estero, stando a un funzionario di Islamabad.

Questo attivismo cinese in Pakistan, naturalmente, preoccupa non poco Usa e India ma Pechino non sembra disposta a rinunciare a Gwadar, snodo fondamentale del futuro Corridoio economico sino-pakistano (Cpec), componente di grande rilievo del progetto della nuova Via della seta.

Gwadar – nelle intenzioni di Pechino – dovrà assumere il ruolo di mega-hub marittimo ferroviario ed energetico affiancato da zone economiche e industriali speciali votate all’export. Pechino stima che il traffico delle merci presso il porto di Gwadar passerà da 1,2 milioni di tonnellate nel 2018 a 13 milioni entro il 2022.

Gli Usa temono che il porto sia parte di un piano strategico cinese per insidiare la supremazia marittima statunitense nella regione e tutto sommato non gli si può dare torto.

Tutto questo accade mentre la dirigenza cinese è raccolta a porte chiuse per analizzare la situazione economica del Paese e pensare a quali azioni serviranno nei prossimi anni. A presiedere il meeting annuale, ci sarà il presidente cinese, Xi Jinping. Tra i partecipanti, presenti anche i venticinque dirigenti nazionali del Politburo del partito, e i membri più importanti degli enti di regolamentazione economica e finanziaria, compresa la banca centrale, i capi delle province e delle aziende di Stato, nonché alcuni alti funzionari militari e membri della Corte Suprema del Popolo, il maggiore organo giudiziario del Paese.

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