L’area indo-pacifica rappresenta oramai da tempo il perno degli equilibri geopolitici planetari, a causa dell’enorme densità di interessi economici, diplomatici, strategici e militari che interessano i Paesi affacciati sulla grande massa d’acqua circondante il continente asiatico. Sul limes indo-pacifico gli interessi delle due massime potenze planetarie, Cina e Stati Uniti, si incontrano, si confrontano e collidono, sovrapponendosi al tempo stesso alla proiezione geopolitica di attori di primissimo piano come India e Russia, al progressivo rilancio dell’attivismo del Giappone nel contesto internazionale e alla crescente dinamicità strategica di nazioni dall’economia rilevante interessate a far sentire la propria voce: Corea del Sud, Malesia, Indonesia, Filippine, Singapore e Taiwan.

La crescente sovrapposizione di interessi in un’area tanto ampia quanto interconnessa ha fatto sì che le nazioni affacciate sul bacino indo-pacifico sviluppassero tutti i principali mezzi politici ed operativi per garantire una loro efficace tutela. Tra questi spicca sicuramente il rafforzamento dei rispettivi apparati militari, incentrato sul rilancio delle marine militari della regione che funge da principale propellente per l’intensa corsa alle armi dell’Indo-Pacifico.

Il riarmo navale rappresenta il comune determinatore della strategia di numerose potenze indopacifiche e testimonia in maniera evidente quanto l’importanza geostrategica ed economica delle vaste distese oceaniche abbia portato le diverse leadership a considerare parallela la tutela degli interessi commerciali e il possesso di un’adeguata forza in grado di garantire tale tutela. La nazione che sicuramente ha contribuito maggiormente all’evoluzione di questa nuova postura strategica è stata la Repubblica Popolare Cinese, che da tempo persegue un piano di lungo periodo volto a trasformare la People’s Libération Army Navy (PLAN) in una forza moderna capace di esercitare la proiezione della potenza di Pechino nei principali scenari geopolitici del pianeta, sul modello della United States Navy, e vegliare sullo sviluppo del ramo marittimo della “Nuova Via della Seta”. La Cina ha schierato in linea la sua prima portaerei, la Liaoning, sviluppata sulla base di uno scafo sovietico, e progetta di completarne altre due nei prossimi anni.

Parallelamente allo sviluppo della PLAN bisogna segnalare le analoghe manovre messe in atto dall’India, che ha avviato una strategia contrastante e complementare a quella cinese facendo della proiezione in acque oceaniche il punto centrale della sua strategia geopolitica. Oltre alle portaerei Vikrant Vishal in corso di realizzazione, Nuova Delhi è intenta ad ammodernare, con forti investimenti, la sua flotta di sottomarini ed è destinata a dotarsi dei battelli lanciamissili a propulsione nucleare della classe Arihant e di ulteriori sottomarini d’attacco, tra cui due russi della classe Akula entro il 2020.

Tra le nuove potenze marittime emergenti dell’Asia Orientale è da segnalare la Corea del Sud: Alberto De Sanctis ha dedicato un interessante articolo al riarmo navale di Seul sul numero di Limes di dicembre 2016, sottolineando come la crescita della Republic of Korean Navy (ROKN) sia stata accuratamente programmata attraverso l’adozione di due documenti strategici (Navy Vision 2020 e Navy Vision 2030) a cavallo tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo. La spina dorsale della flotta sudcoreana, che ha conosciuto un notevole balzo in avanti dal 2007 a oggi, è rappresentato da modernissime unità portaelicotteri e da assalto anfibio, come la Dokdo da 19.000 tonnellate e la sua nave-gemella, la Marado, che entrando in servizio nel 2019 doterà Seul di una coppia di vascelli paragonabili per capacità operativa all’italiana Cavour. La crescita sudcoreana va letta in parallelo con l’analogo sviluppo della marina giapponese, forte oramai di 154 unità (tra cui 19 sottomarini, 4 portaelicotteri e 26 cacciatorpediniere) e capace di garantire a Tokyo e Seul una discreta proiezione operativa in caso di crisi regionali come quella riguardante la Corea del Nord.

La tendenza tracciata nell’Indo-Pacifico è dunque rivolta verso una crescente corsa alle armi: la marina rappresenterà il sistema navale per eccellenza del XXI secolo, che sarà caratterizzato dalla crescente rilevanza della connettività tra i diversi sistemi regionali e, al tempo stesso, dallo sviluppo di linee di comunicazione e commercio che le nazioni dovranno cercare in ogni modo di preservare. Dato che la maggior parte di queste linee e rotte si stenderà sulle ampie distese oceaniche, è chiaro che per numerosi Paesi risulta un imperativo strategico individuare nel mare e nello sviluppo della flotta la chiave delle loro future visioni geopolitiche.

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