Nonostante la Merkel l’abbia definito «un buon inizio», al presidente della Commissione UE Jean Claude Juncker non basta. Entrando al vertice europeo, Juncker definisce l’offerta del premier britannico Theresa May sui diritti dei cittadini europei «un primo passo, ma non è sufficiente». Lo scoglio che divide Londra da Bruxelles è la giurisdizione della Corte europea di Strasburgo che deve essere applicabile ai cittadini UE nel Regno secondo la Commissione, che deve essere esclusa secondo il governo May e i Brexiter.

Non è bastata la dichiarazione di oggi della premier May secondo cui la proposta sui diritti post-Brexit dei cittadini UE che vivono in Gran Bretagna «è un’offerta molto equa e molto seria», su cui «il governo lunedì definirà maggiori dettagli». Al suo arrivo al secondo giorno di lavori del vertice Ue, May infatti rassicura: «Vogliamo rassicurare i cittadini Ue che hanno stabilito la loro casa e la loro vita in Gran Bretagna, nessuno dovrà andarsene, potranno restare e continuare a farlo», ora però, ha avvertito May, «voglio la stessa certezza anche per i cittadini britannici che vivono nell’Ue». I dettagli su date limite e tempi “saranno oggetto del negoziato”, ha aggiunto. May ha anche detto che la Gran Bretagna potrebbe eliminare quell’aggravio burocratico costituito dal controverso modulo di 85 pagine necessario ai cittadini Ue per chiedere la residenza permanente: si pensa a sostituirlo con un più agile procedimento digitale.

Juncker non è l’unico a chiedere di più alla May. L’offerta di Londra sui diritti per i cittadini Ue che vivono in Gran Bretagna «è una prima buona proposta, che apprezzo, ma è chiaro che dobbiamo investirci molto più lavoro», afferma cancelliere austriaco Christian Kern al suo arrivo al secondo giorno di lavoro del vertice Ue, aggiungendo che «ci sono molti cittadini che non sono coperti» dalla proposta della May relativa ai cinque anni di residenza, «e questo sarà parte dei negoziati».

 

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